La situazione di spopolamento vissuta dalla provincia di Salcedo a seguito della crisi del caffè era analoga a quella vissuta dalla Regione Toscana negli anni ’60. Considerando l’impossibilità di competere sui costi, per la piccola dimensione degli appezzamenti terrieri e l’elevato costo della mano d’opera e servizi, la strategia adottata dalle istituzioni toscane a supporto del settore rurale ebbe come obbiettivo il miglioramento qualitativo dei prodotti olio e vino, quale elemento di differenziazione in un mercato che sempre più si caratterizzava per l’omogeneizzazione e appiattimento dei gusti e dei sapori. Questa strategia di sostegno alla riorganizzazione produttiva e commerciale delle imprese agricole diretta al rilancio del prodotto toscano ha avuto straordinari risultati non solo in termini economici, ma anche ambientali e culturali, favorendo lo sviluppo sostenibile delle risorse rurali e la valorizzazione delle tradizioni del territorio rurale legate ai prodotti, all’artigianato e al folklore quali elementi fondanti dell’identità locale.
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Attraverso l’intervento nel settore caffeicolo nella Provincia di Salcedo sono stati raggiunti due risultati importanti. Il primo riguarda i piccoli produttori (piccole aziende di 1,5 – 2, 5 ettari) con un livello minimo di capacità organizzative di impresa. Su questi produttori, che rappresentano circa il 92% dei soci del consorzio Coscafé, l’impatto del progetto è stato rilevante. Si tratta di famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà estrema e che hanno subito gravi conseguenze della crisi internazionale del caffè. L’ingresso nel consorzio ha permesso a questi produttori l’accesso al credito e la possibilità di disporre di fattori produttivi e competenze per le diverse fasi di lavorazione e la vendita nel mercato locale del prodotto finito, promuovendo un incremento dell’utile pari al 360% rispetto alla situazione iniziale. Se prima del progetto Jamao il 60% del caffè prodotto non veniva processato, dopo il 90% del prodotto ottenuto viene trasformato, e metà di questa produzione viene venduta sul mercato internazionale dei caffè di qualità. Sul mercato locale poi questo caffè ha un valore pari a 90 dollari USA per ql/lb contro i 25 dollari del prodotto non lavorato, mentre nel mercato internazionale riceve un prezzo di 124 dollari USA se equosolidale convenzionale e 139 dollari se equosolidale biologico. Volendo valutare l’impatto economico del progetto nelle comunità rurali, il dato più rilevante è senza dubbio rappresentato dalla possibilità che i tanti piccoli produttori, i più vulnerabili e i più poveri, hanno avuto di arrivare direttamente al mercato attraverso il consorzio beneficiando di utili molto più alti.
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Il caffè rappresenta un settore fondamentale per l’economia dominicana: 28 delle 31 Province dominicane producono caffè. Il mercato dominicano è dominato da pochi grandi produttori, che fissano i prezzi e influenzano la politica commerciale; vi sono però sul territorio anche moltissimi piccoli produttori: complessivamente nel paese ve ne sono più di 50.000, con coltivazioni che coprono circa 136 milioni di ettari.
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